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36 - Cronache di Astlan I
ore 04.10 (GMT) - 6 novembre 2027
trasmissione radio-dati di 8,52 sec dalla Fascia degli asteroidi

Oggi è stato giorno di scuola su Tor, Astlan, come viene chiamata la Ruota dai suoi abitanti. Secondo quello che il Maestro del Concilio definisce il "Sentiero Senza Direzione", oggi mi toccava la Poesia.
Non sono mai stata amante del genere, ho sempre pensato che la poesia fosse quella roba sdolcinata che scorreva sotto le clip-art 3D delle avvenenti principesse Anime o, peggio ancora, quelle faccende che i depressi scrivevano nei real-blog quando finivano le loro storie d'amore. Patetici.
Qui (e forse anche sulla Terra, ma in luoghi nascosti e non toccati dalla Grande Rete che tutto trasforma in merda da vendere) la poesia è una roba seria, così seria che viene chiamata Assa-assa, ovvero Quadrato-Quadrato.
Il mio insegnante è il Maestro del Quinto Raggio, Gwan eccetera eccetera, che dovrebbe essere, a quanto pare, una grande autorità della disciplina. E’ uno Sterile perciò è vecchissimo, anche grazie al fatto che non si realizzerà mai nella cerimonia del Compimento. Tutti gli Sterili che ho conosciuto hanno sempre la stessa aria un po’ sorniona e un po’ svampita, ma sono degli insegnanti straordinari. D’altronde così dev’essere: passano tutta la vita a trasmettere lo scibile della civiltà toriana ai giovani Fertili in modo che possano avere una vita degna di essere vissuta prima di morire a causa del loro crudele sistema riproduttivo. Senza gli Sterili non sarebbe esistita la civiltà che ha creato tanti prodigi, perché i Fertili non potrebbero mai trasferire le proprie conoscenze alla prole.
Anche se gli Sterili, con la loro aria flemmatica e distaccata un po’ mi danno i brividi, visto che il Gelido Timoniere è (o era) uno di loro.
Dopo esserci salutati formalmente e mangiucchiato qualcosa (io il mio cibo che le macchine toriane sintetizzano per il mio gusto di viziata terrestre, lui la solita poltiglia amara che odora di pesce marcio), abbiamo annusato le lunghe foglie di Ankl, poi lui mi ha chiesto, come fanno tutti i toriani appena mi conoscono, di fischiettare qualcosa (faccenda che a loro risulta anatomicamente impossibile). Dopo il mio breve show, su un’aria di Bach che ormai conosco a memoria, mi ha preso le mani e compiaciuto, dopo la solita tiritera sulle arti terrestri che sono grandemente affascinanti, mi ha invitato a sedermi nella nicchia da pavimento di fronte a lui. Non appena mi sono accomodata, il muro del suo giardino è diventato uno schermo a rilievo ed è emersa una composizione quadrata dei classici glifi circolari della scrittura del Popolo dell’Arcipelago.

Il solerte Wik, che ormai è diventato un esperto del Toriano Semplificato Standard ha fatto comparire subito la traslitterazione e un’ipotesi di traduzione, ma non ci ho capito un accidente.
Dall’alto verso il basso:
“IL VENTO DOLCE – SUONO DI FIORITURA (DI ANKL) – NERO/SECCO – PROSSIMO SOLE/DOMANI”
Dal Basso Verso l’alto:
“DOMANI – ALLA FINE – CANTERA’ – VENTO LEGGERO”
Nel frattempo il mio insegnante con la sua penna olografica ha messo in evidenza la forma matriciale e la sequenza palindromica dei caratteri. A quanto pare la metrica nella poesia toriana non è data da sequenze basate sui numeri come in quella terrestre, ma dalla geometria. Le parole si concatenano fra di loro nella composizione quadrata con diversi significati, ma il modo per leggerle diventa questo:
“IL VENTO LIEVE FA SUONARE I FIORI IN BOCCIO, SARANNO SECCHI DOMANI.
DOMANI, ALLA FINE, CANTERA’ SOLO IL VENTO SILENTE.”
Ma non è finita, nelle diagonali del quadrato si compongono le sequenze: K-AN-AN–K e AN-K-K-AN che significano vita-morte e morte-vita. Insieme diventano
KAN-ANK-ANK-KAN la sequenza di otto caratteri che indica il Compimento.
Secondo il mio insegnante la loro poesia ha raggiunto in questa “stanza” il culmine, la perfezione, ma è solo una piccola parte di un costrutto poetico molto vasto che deve ancora trovare il suo equilibrio.
Con un rapido gesto della mano ha fatto rimpicciolire la matrice quadrata che si è inserita come snodo centrale tra quattro composizioni a forma di ottagono.
Questa è una delle composizioni a canone ottagonale più raffinate, detta anche "a mulino". Ecco la traduzione:
KAN NA LAT AT
Vite che durano il tempo
AT K AN AL
di uno sguardo che si posa
AL AN K AT
e passa oltre senza vedere,
AT LAT NA KAN
Cieli che si innalzano
AS AT K AL
come silenziosi abissi,
K NA T LA
Spazi senza fine che si mescolano
LA T NA K
e ritornano sempre diversi
AL K AT AS
ed ogni volta uguali.
Un altro gesto con la bacchetta dorata e anche questa composizione si è incastrata perdendosi tra migliaia di altre identiche, fino a tassellare un’enorme sfera
- Questo – disse l’insegnante – è un poema epico collettivo in continua espansione. Ognuno è invitato a dare il proprio contributo. I migliori di noi, prima di concludere la propria esistenza, come ultimo gesto, lasciano il proprio Quadrato, o se estremamente abili l’Ottagono, in modo che possano essere inseriti nel poema.
Devo ammettere che sono rimasta impressionata. E’ da cose come queste che capisci come i Toriani riescano a costruire colossali astronavi e ad attraversare l’oceano nero degli anni luce, come vincano sulla malattia e persino sulla morte. E' da questi particolari che intuisci come siano riusciti a sviluppare loro capacità di unirsi e lottare per un unico scopo. Di lavorare a qualcosa senza danneggiarsi a vicenda. Questo loro sogno comune che deve andare sempre avanti.
Il Maestro sembrò accorgersi del mio stato d’animo:
-Oh, ma anche voi fate cose straordinarie. Per esempio i vostri Western sono una forma d’arte che raggiunge vette sublimi di perfezione. L’ultimo che ho visto, “Per un pugno di foglie” era veramente bello.
-Per un pugno di dollari, Maestro, Per un pugno di dollari.