Blognovel interattiva di fantascienza

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Sinossi

Tor è una novella interattiva che dimostra, inequivocabilmente e secondo tutte le leggi scientifiche conosciute, come a bloggare troppo si finisca male, anzi peggio. La protagonista è infatti una blogger adolescente e vergine (e questo ha la sua importanza), che tecnicamente non scrive i suoi post, ma proprio li invia direttamente dalle onde cerebrali, grazie a un sofisticato impianto cranico wireless. I commentatori (che sono milioni al giorno) apprezzano questa “immediatezza” neuronale, e amano Podcaine. La più brutale “sincerità” e il posting in tempo reale fanno di Podcaine un essere mostruoso, e giustamente amatissimo dal pubblico a casa. Tutto il pubblico a casa. Il luogo che dà nome alla saga (tipo la saga della castagna, ecco: la saga di Tor) è Tor, ovvero un asteroide artificiale, di fattura e materiale sconosciuti, di forma toroidale (più o meno una ciambella che si otterrebbe facendo girare, ma assai, una curva, contemporaneamente guardando verso l’infinito e oltre). Gli uomini della Terra, dopo un immenso “ooohhhhhh” di stupore, hanno avviato un programma di conquista – ma lo chiamano scoperta – di Tor, ristrutturando allo scopo un rottame celeste, ovvero l’astronave Magellano, obsoleto arnese imbottito di fibre ottiche in un mondo ormai tutto wireless. Ma, arrivati davanti all'aggeggio alieno, le cose cominciano presto ad andare a puttane. Si fa per dire...

Annotazioni

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Ultimo episodio in ordine cronologico Regolamento della blog-novel interattiva Classifica prefazione

TOR NEWS: Il Trailer dell'ultimo episodio 39 - ESSERE NODO è stato pubblicato - E' stata aggiornata (14.01.08) la CLASSIFICA - Triana, per il suo coraggio di lettrice fuori sede viene premiata con 4 punti Speciali dal Comitato - Tips: Questa è una Blog-Novel e si legge come un libro: la prima pagina è l'inizio della storia, l'ultimo episodio della serie è raggiungibile tramite l'Indice a sinistra o l'apposita voce del menù superiore.

27 - Eterna Aurora

Gettone ottagonale

29 ore e 12 min. dentro TOREmissione radio-dati dall'anello di Tor.

Ieri, prima di addormentarmi nel mio nido gonfiabile con una dose di calmanti che avrebbe spedito in un sogno pieno di biada e puledre un cavallo azzoppato, ho pensato: da domani sarà tutto diverso. Ho un lavoro da fare e anche una certa responsabilità. Stavo giusto riflettendo su quale fosse questa responsabilità nei confronti dell’umanità quando sono piombata in un sonno senza sogni. Domani.
Ma il domani non è arrivato.
La verità è che quaggiù il sole non sorge e il tempo rimane eternamente sospeso in quella indefinibile ora poco prima dell’alba. L’ora del congedo per i vampiri, secondo la mia vasta e inutile cultura di b-movie.

Sono uscita dallo shelter vestita finalmente come un essere umano e non un pupazzo della Michelin (grazie al guardaroba da esploratrice di Dolores Lopez, la biologa spazzata via dai nanobot assieme al resto del team esplorativo), per ritrovarmi di fronte all’identico spettacolo del giorno prima.
Foschia e l’eterno bagliore all’orizzonte di un sole che non vuole sorgere. Le onde di un mare placido che, grazie alla mezza gravità, sembrerebbe di gelatina. E l’isola di fronte a me che si perde nella nebbia, ma non abbastanza da farmi passare quel brivido sulla schiena non appena ne intuisco le forme. Per un attimo ho pensato che fosse come in quelle zone del Circolo Polare dove per mesi il sole rimane all’orizzonte segnando la lunga notte invernale. Ma qui la temperatura è passabile come in tutte le notti primaverili che stanno per finire.
Eppure, quando ho provato quella visione aliena, il cielo era illuminato da un sole azzurrino e accecante che tagliava ombre nette e scaldava la pelle nuda del toriano che in quel momento impersonavo. A proposito: chissà da dove diavolo veniva quell’allucinazione toriana?
Ho camminato per un bel po’ su questa battigia dove il metallo alieno incontra il mare artificiale,
Ogni volta il mio sguardo però ritornava sull’isola dall’altra parte del braccio di mare finché non ho ritrovato la ragione del mio timore alla sua vista.
Tutti sanno cosa sono le periferiche Em-patic. Non credo che ci sia cibernauta che abbia resistito alla tentazione di usare quel cerchietto che si infila sulla testa e che, grazie ad una combinazione di vibrazioni a bassa frequenza accompagnate a micro-scariche elettriche, riesce a indurre stati d’animo. Sono andate molto di moda per un certo periodo. La gente non si scriveva più ma si mandava quei piccoli file Emp dove aveva registrato il proprio stato d’animo. Bastava quello. Gioia, dolore, noia, piacere, divertimento. I real-blog erano diventati un guazzabuglio di reazioni empatiche incontrollate e spesso, aprendone uno per sbaglio (specialmente se l’autore era un adolescente) si aveva la sensazione di essere in una profumeria dove è appena passato un bulldozer fuori controllo.
Con la differenza che quelli non erano solo miscugli di profumi: ventate di angoscia pre-esame si mescolavano a gocce di allegria per una bella giornata; la malinconia dell’abbandono si scioglieva nella delusione per sentirsi incompresi, il tutto senza una riga di testo che spiegasse quell'accozzaglia di sensazioni.
Senza parlare poi delle odiose pubblicità empatiche subdolamente infilate nei template-3d gratuiti. Quelle che all’improvviso ti facevano desiderare un grosso pezzo di Emmenthal brasiliano o le incredibili prestazioni del vibratore Sexò
Alla fine, per navigare senza subire terremoti emotivi ad ogni clic, quasi tutti presero la coroncina wireless della Em-patic e la buttarono nel cesso e la moda finì.
Alcuni però avevano capito le potenzialità di quell’aggeggio e dopo poco tempo furono lanciati sul mercato i primi motori di ricerca demo-empatici.
Funzionano come gli altri motori di ricerca (ovvero si digita qualcosa in una finestrella e, dopo l’invio, piccoli gnomi vanno a scartabellare negli immensi archivi di documenti inutili nello scantinato dell’umanità), solo che il risultato non sono liste di link, ma un file emp che riassume l’atteggiamento della collettività telematica mondiale, in base ad una media ponderata dei contenuti, riguardo a quella parola o a quell’argomento.
Per esempio: se su un motore demo-empatico digiti la parola “casa” il risultato sarà un file emp che evocherà principalmente una calda sensazione di sicurezza, ma, a seconda del periodo e dell’area geografica, questa dominante viene accompagnata dalla strisciante paura di non trovare un’abitazione a prezzi decenti in una certa città, o dal quasi impercettibile desiderio di possedere una cella di combustibile che renda indipendenti.
Ci sono persone addestrate a percepire queste sensazioni e desideri che sono nell’aria. Capite benissimo cosa può significare per un oculato investitore saper interpretare correttamente questi miscugli empatici. Perciò non ci fu più spazio per i dilettanti, i motori demo-empatici sono ormai tutti a pagamento e costano salati. Io ne usavo uno per scoprire come vanno le cose nel mondo e per valutare (ebbene sì) la mia popolarità nonché il gradimento di quello che pubblicavo. Tutti fanno così. Serve per rimanere sulla cresta dell’onda.
Ho sempre però cercato di seguire le indicazioni dei portali di ricerca Demo-empatica. Evito di fare ricerche su parole critiche dal punto di vista empatico come “Sesso” o come “Dio”. La prima per ovvi motivi, la seconda perché a quanto pare è capace di scatenare cascate inarrestabili di odio cieco e ottuso provenienti dalla Rete. Sono sempre stata molto attenta, ma una volta feci l’errore di usare il motore demo-empatico durante una visita al museo d’Arte Moderna di Berlino. Mi ero stancata del pomposo chiacchiericcio dei critici d’arte nella mia interfaccia cranica e volevo qualcosa di diverso. Se con Klimt ebbi delle magiche sensazioni autunnali accompagnate da sensualità e malinconia, davanti al quadro di Böcklin, l'Isola dei Morti, quasi persi conoscenza. Ricordo ancora quel senso di oppressione e di tristezza, l’ineluttabilità della morte, il senso di perdita e qualcos’altro di peggio che ho preferito dimenticare.
Da allora la visione di quel quadro mi è interdetta, anche se la periferica di induzione empatica è spenta.
Ora che conosco il motore che genera le mie paure posso guardare l’isola davanti a me perché ho la certezza che non può essere l’isola di Böcklin. So però che sarà una delle mie prossime mete. Ma questo sarà un altro giorno. D’altronde qui il sole non è ancora spuntato.
Piuttosto, cosa sono questi piccoli gettoni ottagonali che intravedo ora ai miei piedi, nella battigia?
Sono dappertutto, ne posso contare centinaia. Tutti uguali. Senza nessun segno di distinzione. Come le monetine in fondo ad una fontana. Sono curiosa, ora ne raccolgo una…

End Transmission

em-patic

Sarai  tu il prossimo Boss della New-New Economy?
Riuscirai pure tu a vendere la tua ideuzza del cavolo (che però piace a milioni di utenti) a una Internet Company?
Mettiti alla prova e trova nuove fantastiche applicazioni dei sistemi di induzione empatica, nel campo della moda, della finanza, della musica.
Internet è in attesa di nuove rivoluzionarie idee. Tu trova le idee, noi le brevetteremo.


COMMENTI ORIGINALI

Editor: aquatarkus Data: ottobre 25, 2007 03:09 | link | commenti (1)
27-eterna aurora