
"La musica del Compimento accompagna i miei passi attraverso la piazza ovale che sorge sul mare. Il lamento gioioso di Coloro che sono giunti al Compimento arriva attraverso le membrane auditive e scatena nel mio corpo, squassato dalla sublime sofferenza, le antiche energie. I muscoli non mi appartengono, i pensieri sono ormai quelli di tutti i miei avi. Odo la mia voce che si unisce ai canti, ma non è più la mia. Attraverserò l’Oceano per Compiere il mio destino alla fine dell’Ottava Epoca. La vita si conclude in maniera opportuna. La nascita arriva opportuna."
(fosti Maestro del Secondo Raggio, nuotasti verso il Compimento 2-7-1-6-6-5-3-0)
Noi, i terrestri. Quanto siamo bravi a sognare la conquista dell’universo e poi a compiacerci dei nostri incerti, brevi passi infantili.
La mirabile architettura di Tor è senza compiacimento. E’ colossale non per dimostrare grandezza, ma perché tali dimensioni permettono di ricreare un mondo. Ogni cosa su Tor sembra costruita senza risparmio o incertezze.
Dall’Ascensore, dopo aver attraversato almeno quattro enormi porte stagne, ho visto stendersi sotto i miei piedi la magnificenza della superficie dell’anello. Ho visto i mari e le isole, i banchi di nebbia e la luce dell’aurora (o del crepuscolo). Ho attraversato le nuvole e finalmente sono atterrata dolcemente su questa sterminata piazza ovale. Sopra di me la volta è nascosta da un cielo che sembra senza fine e dove giganteggiano due lune tormentate dai crateri.
I Toriani non hanno avuto incertezze nel ricreare perfettamente il loro mondo d’origine in questo habitat artificiale. Solo facendo molta attenzione si intravedono le strutture interne dell’anello, come la navata principale di un’allucinazione gotica nella foschia.
Avevo appena fatto in tempo ad analizzare l’atmosfera e a togliermi il casco, quando, per l’ennesima volta, sono stata travolta dai ricordi. Stavolta non più sotto forma di déjà vu, piuttosto come un fiotto inarrestabile di immagini e ricordi sensoriali. I frammenti del mio passato si sono affollati sulla soglia della mia coscienza come i mosconi sulla carcassa di un gatto morto (identico peraltro a quello che trovai nell’angolo preferito del mio giardino il giorno che tornai dal campeggio, quando avevo sette anni).
Tra tutte quelle polaroid mentali senza etichetta ce ne sono state alcune che pensavo smarrite per sempre e una (solo una per fortuna) che non mi appartiene. Sul momento non aveva molta importanza visto che dopo mezzo minuto di emorragia mnemonica già vomitavo sul lastricato metallico.
Quando mi sono ripresa ho cercato di focalizzare il ricordo alieno. Così vidi lo stesso posto nel quale mi trovavo, però in un altro tempo e con occhi che non erano i miei. Non era l’indefinibile ora del crepuscolo, ma pieno giorno. Nel ricordo c’era un sole abbacinante. Davanti a me c’erano le sottili nervature degli Ascensori che si perdevano nel cielo terso e luminoso. Mi sentivo malinconica ed esaltata allo stesso tempo. Poi il punto di vista cambiò. Intorno a me c’erano tutti gli Altri che come me erano pronti al Compimento. Vedevo le loro alte figure squassate dalla sofferenza e sentivo il loro lamento. E un impulso fortissimo: bisognava andare, bisognava tornare all’acqua. Era arrivato il momento.
Qualcosa, per fortuna, mi ha risvegliato da questo sogno altrui e mi sono trovata con le calzature della tuta immerse nel liquido limaccioso. Ero scesa fino all’acqua che circondava la piazza ovale senza rendermene conto. Forse è stata la visione dell’altra isola, persa nella foschia che si disperdeva a tratti, a circa mezzo chilometro. Sembrava risvegliare in me qualcosa di inafferrabile. Forse era un’immagine, un dipinto, qualcosa di già visto in un museo o in una pinacoteca.
In ogni caso è stato qualcosa che mi ha turbato profondamente e che mi ha fatto ritrarre dal sogno invasore giusto qualche istante prima e che cominciassi a nuotare verso il largo con una tuta spaziale che mi avrebbe tirato a fondo come un sasso.
Ormai è appurato: qualcosa dentro Tor sta interagendo sempre più pesantemente con la mia memoria. Ho il sospetto che dovrò imparare a conviverci e a controllarla se non voglio ritrovarmi a passeggiare attraverso un precipizio o a cercare di respirare sott’acqua.
Nonostante le ondate anomale di ricordi, dopo un po’ sono riuscita a riprendermi e finalmente mi sono data da fare per creare un campo base in questo posto. Ho capito che più mi avvicinavo al centro della piazza, più mi era difficile controllare il flusso di ricordi. Forse questo effetto è legato alla struttura sferica, sospesa in alto, al centro della piazza, e che manda strani bagliori. La sfera metallica è anche l'origine anche di questa nenia che sembra accompagnare gli stessi versi di sofferenza agonica che ricorrevano anche nel ricordo alieno.
A mezzi estremi, estremi rimedi. Esiste sempre una vasto repertorio di Heavy Metal negli anfratti più oscuri del mio impianto cranico. Metallo liquido per gli auricolari integrati nei miei canali uditivi.
Credo che mai prima d’oggi “Master of Puppets” dei Metallica a tutto volume sia stato usato per salvaguardare la salute mentale di qualcuno.
Morale della favola: le cose vanno decisamente per il meglio. Mi sono sistemata dentro un habitat alieno, con abbondanza di aria e acqua (senza parlare del mezzo g di gravità che mi fa sentire una campionessa d’atletica). Ho rimontato lo Shelter e il sistema di comunicazione funziona. Insomma tutto va per il meglio se non fosse per il sentore di pesce marcio che viene dall’acqua, per le ondate di déjà vu che continuano ad arrivare a tratti (scusami fratellino per quella volta che ti ho fatto prendere una moneta incandescente, ho rivisto il tuo sguardo pieno di innocente fiducia e mi sono sentita un verme). Ma soprattutto per quei merdosi dei Metallica che attualmente stanno sfasciando le Stratocaster nelle pareti interne del mio cranio con sempre più impegno.
Fiore non mi è più di nessun aiuto. Sembra completamente morto. Così ho programmato velocemente il Caterpillar per seguirmi nel punto dell’isola più lontano dalla nefanda influenza della macchina che rievoca e amplifica i ricordi.
Chi ha progettato il Caterpillar aveva bene in testa cosa significa “a prova di stupido” perché persino io sono riuscita a lanciare il drone-sonda che si è poi appiccicato alla volta dell’anello.
So che c’è riuscito perché dopo qualche tempo la stazione ricevente del bruco ha cominciato a trillare allegramente indicando che la comunicazione Podcaine-Terra era ristabilita (anche perché, come mi fa notare il diavoletto saccente sulla mia spalla, non stareste leggendo questo post).
Adesso mi chiuderò nello Shelter con le amiche benzodiazepine, le uniche probabilmente in grado di fermare il comando "shuffle" della mia memoria. Domani deciderò cosa mi ha fatto tanto paura nell'isola davanti a me. Sarà per caso quella torre a forma di gigantesca testa di alieno che spunta dal mare interno? Lasciamo perdere...Buona notte.
Frammento audio pervenuto alle 14. 00 GMT del 04.11.2026