Blognovel interattiva di fantascienza

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Sinossi

Tor è una novella interattiva che dimostra, inequivocabilmente e secondo tutte le leggi scientifiche conosciute, come a bloggare troppo si finisca male, anzi peggio. La protagonista è infatti una blogger adolescente e vergine (e questo ha la sua importanza), che tecnicamente non scrive i suoi post, ma proprio li invia direttamente dalle onde cerebrali, grazie a un sofisticato impianto cranico wireless. I commentatori (che sono milioni al giorno) apprezzano questa “immediatezza” neuronale, e amano Podcaine. La più brutale “sincerità” e il posting in tempo reale fanno di Podcaine un essere mostruoso, e giustamente amatissimo dal pubblico a casa. Tutto il pubblico a casa. Il luogo che dà nome alla saga (tipo la saga della castagna, ecco: la saga di Tor) è Tor, ovvero un asteroide artificiale, di fattura e materiale sconosciuti, di forma toroidale (più o meno una ciambella che si otterrebbe facendo girare, ma assai, una curva, contemporaneamente guardando verso l’infinito e oltre). Gli uomini della Terra, dopo un immenso “ooohhhhhh” di stupore, hanno avviato un programma di conquista – ma lo chiamano scoperta – di Tor, ristrutturando allo scopo un rottame celeste, ovvero l’astronave Magellano, obsoleto arnese imbottito di fibre ottiche in un mondo ormai tutto wireless. Ma, arrivati davanti all'aggeggio alieno, le cose cominciano presto ad andare a puttane. Si fa per dire...

Annotazioni

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Ultimo episodio in ordine cronologico Regolamento della blog-novel interattiva Classifica prefazione

TOR NEWS: Il Trailer dell'ultimo episodio 39 - ESSERE NODO è stato pubblicato - E' stata aggiornata (14.01.08) la CLASSIFICA - Triana, per il suo coraggio di lettrice fuori sede viene premiata con 4 punti Speciali dal Comitato - Tips: Questa è una Blog-Novel e si legge come un libro: la prima pagina è l'inizio della storia, l'ultimo episodio della serie è raggiungibile tramite l'Indice a sinistra o l'apposita voce del menù superiore.

23 - Blackout

Schema

Ore 04. 32 GMT del 04.11.2026
e-mail indirizzata a podcaine@podcaine.mars da
mike@merlininit.org

Carissima Podcaine,
qui sulla Terra comprendiamo perfettamente le tue esitazioni a seguire il robot alieno che hai chiamato Fiore, ma il pool di scienziati che sta lavorando a pieno ritmo per te quaggiù è arrivato ad alcune conclusioni che forse potrebbero rassicurarti sulle buone intenzioni degli abitanti di Tor. Prima di tutto il fatto che abbiano cercato un modo per comunicare con te utilizzando gli idiomi terrestri è secondo noi il segno di una disponibilità in questo senso e il desiderio di comprendere la cultura terrestre tramite una attenta ricerca nel materiale multimediale disponibile in rete. Un altro fatto sorprendente è proprio questo: i toriani accedono tranquillamente alla sfera-dati terrestre senza apparente difficoltà e probabilmente hanno meno problemi a decodificare i nostri linguaggi di programmazione (riescono a scaricare files e a modificarli) rispetto alla lingua parlata. Il fatto che siano riusciti a sintetizzare tutte quelle voci e a contestualizzarle in un discorso formalmente corretto indica perciò una grande abilità tecnica e un lungo studio.
Abbiamo anche fatto alcune deduzioni su quel simbolo che compare nella proiezione stroboscopia di “Fiore”: considerata la sua somiglianza con l’icona che apriva le pagine di aiuto nella console della camera di decompressione (è praticamente identica tranne per un “petalo” mancante) e vista la mania dei Toriani per le composizioni a base 8, quaggiù sono arrivati alla conclusione che una combinazione radiale a sette per gli alieni è il simbolo dell’imperfezione e dell’incompletezza, perciò se la combinazione a 8 petali offre aiuto quella incompleta a 7 petali probabilmente lo cerca.
E’ molto probabile perciò che Fiore stia chiedendo aiuto.
Il nostro consiglio è di seguire “Fiore” e utilizzare il mezzo di trasporto a forma di bolla, anche perché probabilmente è l’unico mezzo per raggiungere l’anello in rotazione di Tor dove troverai attrazione gravitazionale, un’atmosfera a base d’ossigeno e acqua allo stato liquido.

Alcune indicazioni sul viaggio che ti aspetta:

1) Conviene fissare il Caterpillar sulla piattaforma all’interno della sfera di trasporto con cavi o corde: potrebbe essere molto pericoloso se si spostasse durante le accelerazioni alle quali verrà prevedibilmente sottoposto il tuo robot durante il tragitto;

2) Sigilla la tuta a pressione perché non sappiamo se la bolla sarà pressurizzata durante il suo spostamento;

3) Ad un certo punto del viaggio ti ritroverai a dover passare attraverso uno degli 8 raggi che collegano il Mozzo di Tor all’anello in rotazione. Siamo ragionevolmente certi che la normale attività radio in quel momento sarà possibile grazie al ridotto spessore di quelle strutture, quindi potrai ritornare in collegamento con la Terra. Perciò ti consigliamo di mettere il rice-trasmettitore radio del Caterpillar su “Stand-by” e di utilizzarlo al momento opportuno;

4) Quando arriverai nell’anello ci sarà un nuovo black-out delle trasmissioni, ma a questo punto non avrà importanza perché potrai utilizzare il sistema di comunicazione ad onde microsismiche del Caterpillar che finora era stato impossibile usare a causa del maggiore spessore delle pareti e della configurazione delle camere del mozzo non contigue alle pareti esterne, visto che con la sua sonda a contatto. Nell'anello potrà sicuramente trovare una parete della struttura rivolta verso lo spazio e secondo le specifiche lanciare il trasmettirore a ventosa. All’esterno dell’anello, in corrispondenza, si metterà in posizione l’altro elemento, il robot “spider”, che rileverà le onde microsismiche e le trasformerà in un segnale radio da spedire verso la Terra.

Da queste parti l’eccitazione è al massimo, tutti muoiono dalla voglia di vedere dove ti porterà questa avventura, carissima Podcaine. Finora hai dimostrato di essere una provetta astronauta nonchè una perfetta esploratrice spaziale e siamo sicuri che riuscirai ad affrontare tranquillamente qualunque situazione ti si presenterà all’interno del manufatto alieno.

In bocca al lupo e occhio ai manometri, come si dice tra noi astronauti.

Mike McNeal - Astronauta

Tavola comparativa

Ore 05. 16 GMT del 04.11.2026
e-mail indirizzata a
mike@merlininit.org da podcaine@podcaine.mars

Gentilissimo Mike,
approfitto di questo breve momento di pausa  per ringraziare te e tutti quelli che sulla Terra hanno scelto di aiutarmi invece che sottostare agli ordini di quei bastardi della ConSpace. Sinora i vostri consigli sono stati preziosissimi per me e molte delle vostre previsioni si sono dimostrate azzeccate, ma soprattutto è il fatto di  sapere che ho su di me la vostra attenzione che mi fa stare meglio, perchè sento che da qualche parte c’è qualcuno che si sta prendendo cura di me.  E per questo vi ringrazio.
Cercherò di seguire le vostre indicazioni anche se sono terrorizzata all’idea di interrompere il collegamento anche solo per breve tempo e di salire su quel trabiccolo alieno che mi porterà chissà dove.
Bene, spero di darvi presto nuove notizie, ma soprattutto che le cose vadano come dite voi e io possa trovare un luogo sicuro dove stare buona buona aspettando che qualcuno venga a tirarmi fuori dal guano.
E non illudetevi: io non sono una perfetta esploratrice spaziale, sono solo la solita nevrotica e imbranata che è sopravvissuta al naufragio di una missione spaziale organizzata in modo approssimativo. Grazie a qualcosa che in tutto l’universo conosciuto viene chiamata Culo. Con la C maiuscola, appunto.

Podcaine of Mars – la solita nevrotica, imbranata ecc.ecc.


CMASS


19 ore e 12 min. dentro TOR

Eccomi qua, pronta a partire, con i bagagli ben impacchettati e il Caterpillar acciambellato al centro della bolla.

Prima di tutto mi piacerebbe dire qualcosa al progettista dello shelter pneumatico perché non credo di essermi mai tanto imbestialita con qualcosa di inanimato come quando ho deciso di sgonfiare quell’affare e rificcarlo da dove l’avevo tirato fuori.
Però sono una bambina educata e non voglio affrontare i tristi motivi che hanno portato la madre di quell’essere spregevole ad abbandonarlo urlando frasi sconnesse dopo averlo visto nella culla.

Fiore mi fissa con il suo sguardo bovino in attesa di una mia mossa. Non dice niente per fortuna, perché se pronunciasse solo un’altra volta il suo infantile “ciaociao” credo che lo farei a brandelli e userei i suoi rottami per farne una scultura astratta. Giocherello con il cavetto a fibre ottiche in mano e non mi decido ad affrontare faccia a faccia il mio terrore prediletto: rimanere disconnessa dalla rete per un periodo di tempo indeterminato.

Solo un’altra volta sono rimasta scollegata dalla rete negli ultimi tre anni, ma l’altra volta era diverso. Avevo deciso di smettere. Di tagliare i ponti.
Non è un bel ricordo.
Tutto era cominciato quando avevo deciso di diventare una BlogStar.
Dopo Sincerity, il reality-show che mi aveva lanciato alla ribalta senza nessuna qualità per rimanerci saldamente (a parte la mia incapacità indotta di dire balle), avevo deciso di sfruttare la notorietà e diventare Qualcuno. Per Qualcuno intendevo quelli che non hanno bisogno di fare nient’altro che esistere nei Media per guadagnarsi la pagnotta.
Il metodo più semplice ed economico, a quei tempi, era aprirsi un Real-Blog. Si trattava praticamente del nipote dopato di quelle squallide paginette su internet dove i nostri padri scrivevano le loro cavolate convinti che tutto il mondo stesse aspettandole per ricevere la rivelazione. Il Real-Blog è una faccenda un po’ più complessa. Prima di tutto non ci si scrive sopra. O meglio, non sei tu che ci scrivi, ma un software molto sofisticato che interpreta quello che dici, vedi e senti e lo trasforma in un documento multimediale pubblicato in tempo reale. A quei tempi era l'ultimo grido in fatto di tecnologia e c’era un sacco di gente che andava in giro con quelle strane cuffiette dotate di microtelecamera, borbottando all’aria i deliri che poi il loro Real-Blog avrebbe pubblicato.
Alcuni Real-Blog avevano un successo planetario e venivano tradotti istantaneamente in tutte le lingue, come quello della pornostar Aletha Forrester, il preferito dei guardoni e degli onanisti inveterati; o come quello di Joe Nulla, un tizio che aveva tentato per ventisette volte di uccidersi nei modi più pittoreschi finchè, dopo aver corrotto i sorveglianti, non si era seduto sotto gli ugelli di un razzo in partenza a Baikonur. O perlomeno, questa era la situazione che lui aveva descritto pochi minuti prima di interrompere il flusso dati, visto che sotto il razzo non era stato trovato niente se non cemento calcinato dal calore a migliaia di gradi.
Mi era sembrata una buona idea aprire un Real-Blog tutto mio su un server in Italia. Laggiù avevo un gran numero di fan che speravo mi avrebbero seguito in quella nuova avventura, ma non avevo nessuna intenzione di passare tutto il mio tempo con le periferiche appiccicate alla testa, forse per questo l’idea non funzionò come mi aspettavo. Il popolo della rete ha bisogno di sacrifici umani, di qualcuno che si annulli davanti al suo desiderio di vivere tutte le vite possibili e provare tutte le esperienze sperimentabili, non di bambine viziate a mezza giornata.
Ma ancora non ero pronta, perciò, gradatamente, m’incattivii, in preda a quel cinismo che nasconde sempre la delusione per non essere considerati universalmente unici, insostituibili e fatti di quell’impalpabile, sublime nulla che rende famosa la gente di questi tempi.
Alla ricerca di nuove esperienze trascurai il Real-Blog, misi le periferiche di input in un cassetto, e iniziai a frequentare alcuni gruppi di net-art dove scoprii che non ero sola. Erano in tanti quelli che volevano avere una voce che sovrastasse l’infinito brusio della rete e ancora di più quelli che avevano capito che per essere ascoltati non contava mai quello che si dice, ma il modo che sceglievi per dirlo.
Passavamo ore nel forum a discutere su come fosse decaduta la rete, di tutto quel conformismo e degli oceani banalità che impedivano di far arrivare al mondo i messaggi veramente importanti, ma nessun cenno su quali fossero veramente questi messaggi importanti. Così, un giorno mi venne un'idea. Ricordando Critical Mass, quel balzano movimento di ciclisti che ogni tanto invadeva -bloccandole- le grandi metropoli, pensai di ripetere l’esperienza sulla rete dei Real-blog.
Perché non arrivare in massa in un Real-blog qualunque, magari uno di quelli con il template olografico fatto col copia-incolla dalla clip-art per ragazzini, uno di quelli pieni di gattini e di fatine? Uno di quelli dove la freccia del mouse lascia una scia di stelline e dove la proprietaria che ha lasciato ormai l’adolescenza alle proprie spalle da un pezzo si presenta con le fattezze di un bellissimo avatar fantasy tridimensionale, armato di spada e con lunghissime chiome cosparse di iridescenti scintille. Perché non arrivare come visitatori a centinaia in un posto del genere e lasciare ciascuno il proprio commento? Perché non riempire di complimenti la proprietaria del real-blog per le sue stucchevoli rime, per le sue rozze istantanee del suo gatto, per il suo vasetto di fiori, per i suoi rudimentali sentimenti, per il suo piccolo e meschino universo?
L’idea era rivoluzionaria: combattere la banalità con una overdose di coccole e di amabili adulazioni, perseguire la mancanza di originalità e un destino di oblio con gli effetti di un successo planetario. Sommergere lo scrittore mediocre con migliaia di complimenti per il suo ultimo racconto appena pubblicato, pompare, fino alla sua esplosione, l’ego del dilettante fotografo con estatici commenti alle sue opere, sganciare tonnellate di stupore ammirato sull’aspirante giornalista che ripete cose già dette in centinaia di altri blog.
Chiamammo il nostro gruppo C-Mass e il nostro logo fu l’immagine di un sorridente foruncolo che viene strizzato.
Il manifesto del movimento si diffuse ben presto nell’ambiente e nel giro di poco tempo contammo migliaia di adesioni di squinternati come noi.
Con i componenti del gruppo ci ritirammo in una nostra chat privata e ci preparammo all’azione nell’autunno del 2023.
Scelsi io la prima vittima. Si chiamava Princy07 ed era perfetta per il nostro esordio. Aveva tutte le caratteristiche del bersaglio ideale: un’esistenza priva di alcun interesse decorata con qualche gif animata e tanto copia-incolla. In realtà la odiavo perché aveva una vita semplice fatta di piccole soddisfazioni e minime ambizioni, ma soprattutto perché dai suoi post si intravedeva l’esistenza di una famiglia normale e tranquilla.
Fu un successo senza precedenti. Arrivarono visitatori da tutto il mondo per lasciare i complimenti nel Real-Blog di Princy07. Qualcuno esagerava e si andava a spulciare tutti i post della poverina e su ciascuno lasciava un proprio commento. Lei era quasi patetica nel suo tentativo di rispondere e ringraziare tutti, ci provò per un’intera giornata, ma alla fine si arrese e lasciò che il fiume inarrestabile di piacevolezze le scorresse addosso.
Il giorno dopo riuscì persino a partorire un post scoppiettante e allegro, ma ormai l’esperimento era finito: i visitatori erano spariti e di commentatori manco l’ombra. Resistette qualche giorno ancora, poi chiuse il blog per sempre, dopo l’ultimo disperato post che si concludeva con:“Dove siete finiti tutti?”

Ridemmo per molto tempo di Princy07, ma non rimanemmo con le mani in mano. La lista delle nostre vittime si allungò con effetti sempre sorprendenti. Iniziammo a firmare i nostri “happening” con l’ultimo commento che lasciavamo, così alla fine ci scoprirono. Inevitabilmente la nostra storia saltò fuori. Un quotidiano on-line, pagò qualcuno che conosceva tutta i retroscena del C-Mass e pubblicò un intero reportage sulle nostre prodezze.
Sorprendentemente non ci fu nessuna condanna morale per aver traumatizzato la vita virtuale di tanta gente. Parlarono delle nuove frontiere dell’arte, della massa non più grigia, omologata e uniforme, ma usata come una tela sulla quale creare esplosioni di colore e di creatività. Usarono proprio queste parole.
La mia casella di posta fu sommersa da richieste di gente che voleva, anzi no, pretendeva che C-Mass invadesse il proprio real-blog per poter vivere un giorno da ricordare. Offrivano persino soldi. Ma quella che mi colse di sprovvista fu l’e-mail di Princy07 che mi ringraziava per quanto le era successo sei mesi prima. Mi disse che quell’esperienza l’aveva cambiata profondamente e aveva capito che la vita vissuta finora non le bastava più. Mi scrisse che avrebbe preso sessanta pasticche di un noto tranquillante sperando in un nuovo tentativo nella prossima vita. Come in un gioco elettronico dove si ricomincia daccapo quando si vede che le cose non vanno come vorremmo. 
E ci si lascia morire per ricominciare la partita pur di ottenere un punteggio migliore.
Guardai precipitosamente le data della mail: risaliva a tre giorni prima.
Princy07, nel frattempo, era già morta, mi bastò poco per trovare la notizia del suo decesso.
Sessanta pasticche e fine del gioco. Mi sentii come se avessi dato quelle pasticche a Princy07 una per una. Aveva sedici anni. C’era da immaginarselo con quel nickname. Uno più di me, che ormai da un anno usavo la rete delle reti come una pistola ed ero già un’assassina.
Così mi scollegai e nella camera buia giurai tra le lacrime che sarebbe stato per sempre. Resistetti quattro giorni, poi il mondo sotto forma di un paio di troupe olo-visive si accampò nel giardino di casa, sotto lo sguardo esterrefatto dei miei zii, aspettando che con il mio sublime nulla illuminassi il mondo…

A quanto pare Tor mi ha fregato di nuovo con i suoi dejavù indotti.
Bene, è ora di andare: questo è il vostro cavetto…

Fine segnale


COMMENTI ORIGINALI

Editor: aquatarkus Data: ottobre 25, 2007 02:50 | link | commenti (1)
23-blackout