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01 - Il Toroide Alieno

Quando, durante il grande censimento degli asteroidi del 2025, fu scoperta l’Anomalia Radar n27, nessuno pensò di essere di fronte ad un momento cruciale della storia dell’umanità. Lo scopritore, il professor Aldous Morris Neumann, nella sua prima relazione, propose per l’oggetto AR27 la definizione Toroidal Object Radar-Echo, in base alla forma risultante dai complessi calcoli ricavati dal segnale radar doppler.
Per mesi gli astronomi si concentrarono sulle incongruenze dei dati orbitali e di densità dell’oggetto, ma solo quando entrò in funzione Cyclop, il Grande Telescopio Orbitale ad interferometria, si sono viste le immagini di quello che fino a quel momento era catalogato al massimo come una curiosità astronomica. Immediatamente saltò agli occhi la natura artificiale di quello che i tabloid, nelle loro copertine a caratteri cubitali, chiamarono per semplicità Tor.
Lo sguardo di tutta l’umanità si posò finalmente sulla prima indiscutibile prova dell’esistenza di una civiltà extraterrestre.
Tralasciando tutte le potenti implicazioni sociali filosofiche e culturali della scoperta e le accese discussioni di tipo religioso che ne sono conseguite, in questo numero speciale vorremo stabilire invece un punto fermo sui fatti scientificamente appurati.
Gli unici dati che abbiamo sull’artefatto, probabilmente di origine non-terrestre, se si escludono alcune balzane teorie legate al mito di Atlantide, sono di tipo morfologico, derivate dall’osservazione diretta o dai calcoli astronomici. Ancora niente si può dire sui materiali che lo compongono, esclusa forse la superficie la cui albedo farebbe pensare ad una lega metallica simile all’ottone. Probabilmente, viste anche le caratteristiche ingegneristiche dell’oggetto, abbiamo a che fare con una struttura composta da un wafer metallico-plastico-silicico con rivoluzionarie caratteristiche di resistenza alle forze immani in atto sul manufatto.
Infatti sono le dimensioni di Tor a far tremare le vene dei polsi ai più grandi esperti di scienza delle costruzioni terrestri:
Tor si presenta come un toroide di 40,17 km di diametro, la sezione della “ciambella” è a sua volta ellittica con un asse maggiore di 2,56 Km e quello minore di 1,506. Tramite otto raggi, il toroide è collegato ad un gigantesco mozzo (che probabilmente contiene il sistema propulsivo della nave) alto 13,08 km. Sono dimensioni inusitate per noi terrestri abituati a costruzioni che non potranno mai raggiungere tali grandezze a causa della forza di gravità.
La massa, stimata tramite i calcoli gravitometrici e orbitali, è di “solo” mezzo miliardo di tonnellate, il che fa supporre, vista la bassa densità, che Tor sia un oggetto cavo.
Attualmente il periodo di rotazione su se stesso del toroide è di un giro completo ogni 40 secondi facendo presupporre una pseudo-accelerazione gravitazionale di circa mezza gravità terrestre nel lato interno, presumibilmente abitabile o un tempo abitato, della “ciambella”.
Di questo e altro si parlerà nell’articolo “I fatti su Tor” del professor Aldous M.Neumann che con l’aiuto del professor James Lambertini, docente di Scienza dei materiali al MIT, ci svelerà quali potrebbero essere le tecnologie ingegneristiche che impediscono a Tor di andare in pezzi nonostante l’imponente massa, l’esigua densità e l’altissima velocità di rotazione intorno al mozzo.
A seguire un originale e divertente punto di vista nell’editoriale dello xenobiologo Wo Mejun sull’annosa questione se gli abitanti di Tor saranno una razza pacifica o ostile all’umanità.
Nel terzo articolo l’economista Nathaniel Morell, premio Nobel per l’economia del 2024, scrive un interessante saggio sull’impatto che potrebbe avere a medio e lungo termine nell’economia globale la scoperta di Tor e ci svela i motivi che hanno spinto dodici multinazionali a fondare insieme la Conglomerated Space Enterprise.
Quali sono gli interessi che hanno spinto la ConSpace ad acquistare dal fallito consorzio NASA-ESA lo scafo della Magellano abbandonato in orbita alta da ormai 5 anni?
Perché spendere l’equivalente del prodotto interno lordo di una piccola nazione per ultimare l’ormai obsoleta astronave della abortita missione su Marte del 2020?
L’investimento di 0,5 miliardi di Euro per completare la Magellano e lanciarla verso il rendez-vous con Tor è veramente quello che è stato definito l’affare del millennio? Sono stati veramente spesi tutti questi soldi?
Cosa implica l’avvento dell’iniziativa privata in campo interplanetario?
Infine, nell’ultimo articolo, viene pubblicata una dettagliata descrizione tecnica della Magellano e di tutte le modifiche che sono state fatte per adattarla alla missione esplorativa di Tor, nonchè una scheda tecnica del robot modulare Caterpillar, l’automa multiplo ideato dalla Mitsubishi per coadiuvare il team nell'esplorazione della gigantesca astronave extraterrestre.

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