Sinossi
Contatore
visitato *loading* volte
08 - Flashback
La manovra Kutnetzov

-Siedi con noi signorina Podcaine. Anche se non bevi puoi stare a sentire le storie dei vecchi cosmonauti. – E’ Yuri l’istruttore di Baykonur, quello che sembra sempre ridere sotto i grandi baffi biondi. Quello che mi chiama “Carne Morta” per tirarmi su di morale.
-No grazie. Ne ho abbastanza per oggi e vado a dormire. E poi non mi piace quell’odore di Carne Morta che viene dai vostri bicchieri. – rispondo io indicando i generosi boccali di Beefy Shot, il disgustoso cocktail a base di vodka e brodo di manzo che i veterani del cosmodromo si sbevacchiavano tutte le sere, qualunque temperatura ci sia in questo polveroso buco di culo del mondo.
Yuri assume un’aria sognante e si tocca il baffo sinistro con le dita untuose dicendo:
-Le tue parole mi hanno fatto venire in mente una storia. Rimani ad ascoltare Podcainiuska, contiene una grande verità. E’ la storia della Manovra Kutnetzov. – Gli altri veterani, che sembra sappiano quello di cui Yuri sta parlando, nonostante il loro perfetto deserto cerebrale sia spazzato da un impetuoso vento alcolico, annuiscono solennemente.
“E’ una storia che risale all’ampliamento della Stazione Spaziale Internazionale, quando fu comprata all’asta da quel miliardario che voleva trasformarla in un albergo. Si dovevano sistemare questi grossi habitat gonfiabili su una struttura a traliccio lunga trecento metri, poi i ricconi del mondo ci sarebbero andati in vacanza per fare sesso a gravità zero o per dare un po’ di sollievo al vecchio cuore affaticato dai troppi vizi.
Si lavorava duro. Anche sette-otto ore di Attività Extraveicolare. Alla fine eravamo stanchi come buoi dopo l’aratura e puzzolenti come fogne. Si andava fuori in coppia legati insieme da una fune di sicurezza.
Kutnetzov quel giorno era fuori con un novellino che gli fece perdere un sacco di tempo. Così sforarono con l’ossigeno, e non potendo ancora tornare perché c’era ancora da fissare un habitat decisero di cambiarsi a vicenda le cartucce d’ossigeno di riserva in piena E.V.A..
Con queste tute cinesi è un’operazione possibile, anche se sconsigliata dal manuale operativo, ma il manuale operativo delle Shenyang MarkIV come tutti sanno contiene un sacco di cazzate soprattutto perché quegli spilorci di cinesi hanno usato come traduttore qualcuno che l’Inglese Standard l’ha studiato sui libri di Winnie the Pooh mentre beveva chissà cosa.
Innanzitutto bisogna essere in due: uno lavora sulla parte inferiore dello zaino del compagno liberando la cartuccia esaurita e lasciando le sicure aperte, poi incastra la nuova cartuccia che si sistema praticamente da sola chiudendo automaticamente le sicure. Alla fine il suo compagno fa altrettanto con il suo zaino
Ad ogni modo Kutnetzov da buon vecchio arnese dell’orbita alta fece la sua parte in un battito di ciglia. Il novellino invece rimase a cincischiare per un bel po’ con la cartuccia di Kutnetzov. Noi nella sala di coordinazione ci stavamo ammazzando dal ridere mentre quel vecchio lupo dello spazio bestemmiava in tutti i dialetti conosciuti della Santa Madre Russia, quando un fesso di canadese mosse il braccio della gru da 40 metri senza preavviso.
Nella sua traiettoria c’erano i due impegnati nell’operazione di ricarica. Kutnetzov si accorse del braccio in arrivo e fece in tempo ad abbassarsi, il novellino che era troppo impegnato a giocherellare con la cartuccia non si accorse di niente e si beccò la trave principale della gru in pieno petto.
Un americano disse che sembrò un perfetto fuoricampo. Kutnetzov e il novellino, legati insieme, volarono via alla deriva con la velocità di 15 metri al secondo. Nel giro di qualche minuto erano già a un paio di chilometri dalla stazione. Due di noi partirono subito con gli zaini a propulsione, ma c’erano poche speranze di trovare Kutnetzov ancora vivo dopo le due ore di inseguimento stimate dal computer. Lui non aveva cambiato la cartuccia d’ossigeno. La sua ricarica volava ora verso la Terra in direzione opposta e questo segnava la sua condanna a morte per soffocamento entro pochi minuti.
Invece quando li raggiunsero trovarono Kutnetzov ancora vivo.
Davanti alla commissione d’inchiesta lui disse che aveva constatato la morte per schiacciamento del torace del suo compagno, con la comparsa di copiose e visibili perdite di sangue all’interno della suo casco. Così, visto che al morto non serviva più, gli aveva smontato la cartuccia ausiliaria dell'ossigeno e aveva cercato di sistemarsela nella parte inferiore dello zaino appositamente adibita a questo scopo.
Ma come voi sapete armeggiare con lo zaino, con addosso una Shenyang Mark IV è come cercare di schiacciarsi un punto nero tra le scapole. Nonostante questo Kutnetzov preso dalla disperazione ci aveva provato: non potendo avvicinare la cartuccia all’alloggiamento aveva a più riprese tentato di muoversi lui in modo da congiungersi con essa. Una specie di rendez-vous in caduta libera con la cartuccia. Ma l’inerzia della cartuccia era talmente piccola che bastava il piccolo attrito tra le superfici per farla andare dalla parte opposta prima che si chiudessero le sicure.
Perciò cosa s’era pensato il veterano? E’ in questi momenti che si vedono i veri lupi dello spazio.
Aveva preso la cartuccia e l’aveva messa tra le mani del cadavere del novellino, si era abbassato a metà la visiera anti-abbagliamento in modo che sporgesse dal suo casco la piccola maniglia di metallo e, tenendo le mani del novellino sulla cartuccia, aveva menato una gran testata alla visiera del casco dell’altro. Sfondandola.
In questo modo il cadavere del novellino, a contatto con il gelo siderale, si era immediatamente ghiacciato in quella posizione, tenendo tra le mani la cartuccia d’ossigeno.
Kutnetzov a a quel punto aveva potuto fare il suo rendez-vous con la cartuccia, visto che finalmente possedeva, grazie al corpo del novellino, abbastanza inerzia per incastrarsi nel suo alloggiamento e far scattare le sicure.
Perciò dopo due ore lo ritrovarono vivo e scalciante con tutto il suo repertorio di bestemmie che invadeva il canale d’emergenza.
La commissione d’inchiesta decise che il suo comportamento era stato ineccepibile, ma come cosmonauta la sua carriera era ormai finita perché nessuno volle più lavorare in coppia con lui.
- Ma perché? In fondo lui aveva usato semplicemente una risorsa disponibile per sopravvivere. – domando io.
- E’ che alla fine non c’era nessuna prova che il novellino fosse così morto come diceva Kutnetzov, quando lui gli ha sfondato il casco. Per questo tra di noi, quando qualcuno passa metaforicamente sul cadavere di qualcun altro, ma in maniera assolutamente ineccepibile e brillante, si dice che ha fatto la Manovra Kutnetzov.
- Adesso però, Yuri, mi spieghi cosa c’entro io con la Manovra Kutnetzov.- ribatto vagamente offesa.
-Carissima e bellissima Podcaniuska, è per farti capire che non ti devi offendere quando ti chiamo Carne Morta. Anche come Carne Morta puoi essere utile nello spazio. Utile come il povero novellino. Ahr Ahr Ahr.
Questo è il genere di senso dell’umorismo che impazza dalle parti di Baykonur quando c’è bel tempo, figuratevi quando piove.
Archivio PodBlog – Marzo 2026

COMMENTI ORIGINALI