Blognovel interattiva di fantascienza

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Sinossi

Tor è una novella interattiva che dimostra, inequivocabilmente e secondo tutte le leggi scientifiche conosciute, come a bloggare troppo si finisca male, anzi peggio. La protagonista è infatti una blogger adolescente e vergine (e questo ha la sua importanza), che tecnicamente non scrive i suoi post, ma proprio li invia direttamente dalle onde cerebrali, grazie a un sofisticato impianto cranico wireless. I commentatori (che sono milioni al giorno) apprezzano questa “immediatezza” neuronale, e amano Podcaine. La più brutale “sincerità” e il posting in tempo reale fanno di Podcaine un essere mostruoso, e giustamente amatissimo dal pubblico a casa. Tutto il pubblico a casa. Il luogo che dà nome alla saga (tipo la saga della castagna, ecco: la saga di Tor) è Tor, ovvero un asteroide artificiale, di fattura e materiale sconosciuti, di forma toroidale (più o meno una ciambella che si otterrebbe facendo girare, ma assai, una curva, contemporaneamente guardando verso l’infinito e oltre). Gli uomini della Terra, dopo un immenso “ooohhhhhh” di stupore, hanno avviato un programma di conquista – ma lo chiamano scoperta – di Tor, ristrutturando allo scopo un rottame celeste, ovvero l’astronave Magellano, obsoleto arnese imbottito di fibre ottiche in un mondo ormai tutto wireless. Ma, arrivati davanti all'aggeggio alieno, le cose cominciano presto ad andare a puttane. Si fa per dire...

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TOR NEWS: Il Trailer dell'ultimo episodio 39 - ESSERE NODO è stato pubblicato - E' stata aggiornata (14.01.08) la CLASSIFICA - Triana, per il suo coraggio di lettrice fuori sede viene premiata con 4 punti Speciali dal Comitato - Tips: Questa è una Blog-Novel e si legge come un libro: la prima pagina è l'inizio della storia, l'ultimo episodio della serie è raggiungibile tramite l'Indice a sinistra o l'apposita voce del menù superiore.

02 - blogstar

Wired
Intervista a Podcaine of Mars (al secolo Teresa Cainè) su WIREless del 02.2026, tre giorni prima della partenza della Magellano.
 
Wir. - Bene, Podcaine, come ti senti ora che la missione della Magellano sta per partire?
Pod. - Continuo a domandarmi se tutto questo non sia uno stupido reality-show a gravità zero. No, mi rispondo, adesso si parte, mi dico. Eppure, qui non c’è eccitazione, sono tutti concentrati nei preparativi. A dare un’ultima oliatina al motore o a chissà cos’altro. Forse sono io l’unica che si preoccupa veramente, tutti gli altri non ne hanno il tempo. Se vado in giro, incontro sempre qualcuno che mi lancia quello sguardo che significa: “ragazzina togliti dai piedi che noi grandi abbiamo da fare”.
Ecco, la verità è che mi sento un po’ inutile, perciò passo un sacco di tempo a leggere, studiare e aggiornare il mio blog.
Wir. - Il blog sul quale scrivi in tempo reale con il tuo famoso impianto cranico wireless? Lo sai che qui sulla terra hai creato una moda?
Pod. - Magari adesso ne faranno anche un modello firmato. Però non è un giocattolo. E’ stato inventato per dare la possibilità ai tetraplegici di comunicare con l’esterno. Io me lo sono fatto impiantare per essere più immediata nei miei post. E ho visto che i lettori hanno apprezzato.
Tra me e loro non c’è nessuna mediazione: il mio pensiero, i miei dubbi, i miei desideri arrivano immediatamente a loro senza elaborazione. E’ l’unico modo per essere veramente sinceri. Senza paura di mostrare le proprie debolezze. 
Wir. - Debolezze che sono diventate il tuo punto di forza. Con 10 alla 7 click al giorno il tuo blog è uno dei più frequentati su internet. Alcuni tuoi post hanno fatto storia, almeno per quanto riguarda il numero di accessi. Parlo di quello più famoso che cominciava con “Oggi la mia cacca ha un odore differente”.
Sei sicura che la strada della comunicazione senza mediazione sia quella giusta?
Pod. - Vedi, prima essere un blogger di tendenza significava essere quello che lanciava le mode, quello che era davanti a tutti e pensava ciò che non era stato ancora pensato. Ma questo è il secolo del copia incolla. Ctrl-C e Ctrl-X,  perciò alla fine nessuno era mai veramente originale. Alla fine, per assecondare i propri lettori, tutti scrivevano le stesse cose nello e stesso momento per seguire l'attualità. Nella maggior parte dei casi perciò erano dei tentativi futili e velleitari. Così io ho deciso che non volevo essere la guida spirituale di nessuno. Voglio essere solo un paio di occhi in più per qualunque essere umano. Semplicemente un punto di vista differente. La mia vita in diretta non è migliore di quella degli altri, ho anch’io i miei alti e bassi. Le mie delusioni, le mie passioni, le mie manie. Quello che attrae della mia vita è solo il fatto che è leggibile da tutte le angolazioni. I ragazzi mi leggono per capire cosa pensano le loro amichette, le ragazze mi leggono per trovare rassicurazione nel fatto che non sono da sole a pensare cose all’apparenza terribili, ma che in realtà tutti pensiamo.
Wir. - Come quella volta che hai descritto come avresti potuto avvelenare lentamente tuo fratellino perché ti aveva smontato la Y-Box?
Pod. - Appunto. Ciascuno ha i suoi motivi per segure il mio real-blog, che sia curiosità morbosa o spirito antropologico, ma ogni mio lettore si collega  per cercare qualcosa di reale, qualcosa che non sia ancora passato in mano ad un pool di creativi per vendere meglio uno shampo. Non so se è la strada giusta, ma è quello che la gente desidera che io percorra.
Wir. - Questa tua ossessione per la sincerità non è tutta farina del tuo sacco. Non si intitolava “Sincerity” il reality-show che ti ha lanciato verso il successo? Magari hai solo capito prima degli altri che questo era il filone giusto per arrivare alla fama mondiale?
Pod. - E se anche fosse, che male c’è? Ho tuttora un buon ricordo di “Sincerità”. A suo tempo è stato un reality rivoluzionario. Noi partecipanti avevamo tutti delle sonde che mandavano alla regia dei segnali sulla nostra attività cerebrale, e un computer in tempo reale calcolava se stavamo dicendo la verità o mentivamo. Ma solo il telespettatore vedeva il risultato in sovraimpressione sul proprio schermo. Ora tutti i reality usano questi aggeggi, ma a quei tempi l’idea fu veramente vincente. Quando fui accettata come partecipante e lessi delle sonde cerebrali, mi venne l’idea di puntare sulla sincerità più completa e totale, anche se a volte può essere autodistruttiva. Così mi feci innestare un comando post-ipnotico che mi impediva di dire anche la più piccola bugia. Ebbi ragione. Tutti gli altri passavano il loro tempo nel confessionale a giustificarsi delle proprie menzogne. Finirono tutti eliminati dal pubblico e nonostante avessi rischiato di essere espulsa più volte a causa della mia franchezza, arrivai alla fine e vinsi. Quello fu l’inizio. Il comando post-ipnotico non l’ho mai fatto rimuovere e ora essere franchi a tutti i costi fa tendenza.
Wir. - Pare che anche i tuoi sponsor pensino la stessa cosa. Dal punto di vista del marketing ha un prezzo decisamente elevato associare il concetto di sincerità assoluta al proprio marchio. Forse è per questo che la ConSpace ti paga profumatamente per questa pericolosa missione nello spazio?
Pod. - E’ vero. Probabilmente è soprattutto una questione di soldi. D’altronde questa missione è molto costosa. La gente sulla terra è dal secolo scorso che non si interessa più tanto allo spazio. I diritti televisivi senza una come me che si trascina dietro una audience garantita e un paio sponsor miliardari, non sarebbero stati abbastanza remunerativi per la ConSpace.
Ma io voglio credere di poter essere utile per spiegare alla gente quello che succederà in questa missione. I miei lettori sono abituati al mio “Flusso di Coscienza” proveniente dall’impianto cranico e sanno che sarò sempre sincera con loro.
Magari all’inizio mi seguiranno per godersi il mio terrore dello spazio e il mio senso di inadeguatezza di fronte al resto dell’equipaggio, ma poi continueranno a leggermi anche quando arriveremo davanti alla ciambella aliena. Per rendersi conto che c’è qualcos’altro oltre i confini del proprio angusto universo, che ci sono altre aspirazioni per l’umanità che non siano dall’altra parte di una vetrina in un centro commerciale.
Wir. - Alcuni attenti osservatori del Cyberspazio dicono però che tu hai accettato questo viaggio soprattutto perché col passaggio alla maggiore età, hai perso molta della tua audience tra gli adolescenti che ti idolatravano come una di loro. E che ora ti sei lanciata in questa missione pericolosa per risollevare le tue azioni.
Pod. – E’ vero, ma solo in parte. Diventando maggiorenne ho attraversato una profonda crisi che mi ha un po’ allontanata dai miei lettori. Ora sono pronta per qualcosa di diverso. E poi sono molto possessiva con i miei fan e odio perderli, perciò ho pensato che per riavvicinarli dovevo solleticare la loro fantasia. Quale adolescente non ha mai sognato di partecipare ad una missione spaziale?
Wir. - A proposito del tuo famoso “Flusso di Coscenza”: anche ora stai scrivendo sul tuo blog?
Pod. - Certamente. Ho appena pubblicato un post su questa intervista.
Wir. - Davvero? E cos’hai scritto?
Pod. - Ho scritto che la mia intervistatrice di Wired è simpatica, ma con un paio di orribili orecchini e pur sapendo che sto partendo per il viaggio più importante degli ultimi duemila anni, si è pochissimo soffermata sulla cosa. Suppongo sia dovuto al fatto che l’intelligenza artificiale di redazione, quella che ti progetta le interviste in base ai desideri dei lettori, abbia dato alla faccenda del primo contatto con una civiltà extraterrestre un punteggio più basso rispetto ai miei fatti personali.
Wir. - …
Pod. - Beh, mi sembra sia tutto. Arrivederci, allora. E mi raccomando, fai sparire quegli orecchini.

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link ai commenti originali

 

Editor: aquatarkus Data: ottobre 24, 2007 22:06 | link | commenti (4)
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Commenti
#1   04 Novembre 2007 - 15:18
 
Curioso come nei commenti originali a nessuno sia venuto in mente che Wired nel 2026 probabilmente si chiamerà Wire[less]

:)
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#2   04 Novembre 2007 - 17:50
 
@gilgamesh: altri 4 punti: 1 di primo commento su questo capitolo, e 3 punti scrittura. Aggiorneremo la coertina della rivista e il testo appena possibile.
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#3   10 Dicembre 2007 - 15:56
 
trovo analogie inquietanti con il paleozoico del modello di sincerità che paga sull'isola dei famosi.

nella costellazione di odgt, sul pianetino acquatico Phrenulus, mi pare che ci fu una lunghissima ed estenuante lotta dialettica tra un calamaro gigante e una medusa urticante di ottanta metri, entrambi sinceri fino alla brutalità da fare alla griglia.
Fu uno scontro epico che fulminò la conduttrice di rimbalzo risparmiando soltanto quattro dei suoi settantacinque denti porcellanati albini da caimano sorridente...
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#4   10 Dicembre 2007 - 23:42
 
Dimmi dove sono i 4 denti porcellanati che ci penso io col martello. Odio le cose lasciate a metà.
Ho ben presente quel pianeta Phrenulus: mi ricordo che laggiù la parola più sconveniente era CIRCONCISIONE.
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